Lago Albano

 
 
L'ambiente

Il lago Albano trae il suo nome dal latino "lacus Albanus" ed è situato a 239 metri s.l.m. Lo specchio lacustre ha una larghezza massima di 3.500 metri ed una larghezza di circa 2.800 metri. Il volume delle sue acque è calcolato in circa 468 milioni di metri cubi. Las sua profondità massima, situata nella parte sud, è di 171 metri. Il lago non ha immissari, ma viene alimentato da sorgenti poste nel bacino circostante e dalle acque pluviali.

Il lago di Albano, come del resto il vicino lago di Nemi, ha una origine vulcanica e si inquadra nel più ampio schema evolutivo del vulcano laziale. Questo schema suddivide l'evoluzione dei Colli Albani in tre fasi principali:

- la prima vede la formazione di un imponente vulcano con un diametro alla base di circa 60 Km che successivamente "collassando" da origine ad una grande caldera, buona parte della quale ancor oggi ben visibile, e formata dai monti Tuscolani e dai monti dell'Artemisio;

- la seconda vede la nascita di un vulcano più piccolo all'interno del vulcano precedente, il cosiddetto "recinto interno" di Monte Cavo e dei onti della Faete;

- la terza da origine appunto ai laghi Albano e di Nemi e ad altre conche lacustri in seguito prosciugate dall'uomo. Questa fase è chiamata "idromagmatica" perché causata dall'incontro, in profondità, tra il magma incandescente e grandi quantità di acqua presente nel sottosuolo. Questo incontro ha determinato la produzione di enormi quantità di vapori e gas che accumulandosi hanno vino la forza di resistenza delle rocce sovrastanti causando violente esplosioni nel fianco nord e ovest dell'antica caldera provocandone la frantumazione. Le voragini createsi sono state poi occupate dall'acqua già presente, dando origine ai laghi. Il cratere del lago si è formato in quattro diverse e successive esplosioni che, iniziando dal lato nord, sono proseguite verso sud, nella zona del lago chiamata dell'acqua acetosa.

Cenni storici

La storia del lago Albano è legata indissolubilmente ai Romani anche se prima di questi le popolazioni latine abitavano già in questi luoghi. E' probabile infatti che l'antico centro di Albalonga fosse dove ora si trova l'abitato di Castel Gandolgo. Più tardi nell'età imperiale il lago divenne zona residenziale per i ricchi romani e quindi vi sorsero molte ville. Silla sponda sud-ovest  si trova un ninfeo scavato nella roccia detto "bagni di Diana" che faceva parte della villa di Domiziano. L'arginatura della sponda sud con enormi blocchi di pietra quadrata, resti di due banchine di porticcioli (fig. 1) e ruderi di una villa romana, oltre alla notevole opera dell'emissario, è ciò che rimane oggi.

Sicuramente la realizzazione dell'emissario fu una mirabile opera di ingegneria. Essa si rese necessaria quando, nel 398 a.C., durante l'assedio di Roma alla città etrusca di Veio, le acque del lago Albano tracimarono, sgretolando la cinta craterica posta a nord in direzione di Roma, inondando le zone circostanti e provocando gravissimi danni, tanto che Roma dovette sospendere l'assedio e dirottare forze ed energie per tamponare questo disastro. Impegnando circa 30.000 uomini, fu realizzato un cunicolo di circa 1.200 metri di lunghezza, largo 1,20 metri che sbocca in località Mole di Castel Gandolfo. Particolare interessante fu lo scavo, in verticale, di 62 pozzi posti alla distanza di 20 metri uno dall'altro, che avevano lo scopo di mantenere una esatta direzione dell'opera do scavo, consentendo una costante e continua aerazione per gli operai che lavoravano all'interno del cunicolo, ed inoltre permettevano di la risalita dei detriti.

La vegetazione

Di grande interesse à la copertura vegetazionale delle coste del lago Albano, particolarmente quella posta a sud (parte più profonda del lago). In effetti la costa molto ripida in questa zona ha ostacolato quelle modificazioni vegetazionali che hanno interessato un pò tutti i boschi dei colli Albani introducendo il castagno a discapito delle atre piante. Pertanto è possibile osservare qui l'antico bosco originario formato da diverse essenze arboree ed arbustive. In questo bosco sono presenti sia sempreverdi  come il leccio, il lauro, il viburno, l'agrifoglio, il pungitopo, lo stracciabraghe, la ginestra, sia caducifoglie come il carpino bianco e nero., l'acero d'Ungheria e campestre, la roverella, il cerro, l'olmo, il nocciolo, l'orniello, il corniolo, il sanguinello, il biancospino, il tiglio, il sambuco ed il rarissimo borsolo.

 

fig. 1 - Banchina di epoca Romana


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