Roma - Frascati
- Monte Porzio Catone - Montecòmpatri - Rocca Priora - Grottaferrata
- Marino - Rocca di Papa - Nemi - Genzano di Roma - Lanuvio - Ariccia
- Albano Laziale - Castel Gandolfo
(Una settimana, km 93.5).
L’itinerario lascia Roma lungo la
statale 215 Tuscolana, che, attrezzata per il traffico veloce,
corre a (km 20.5) Frascati, base per la deviazione (km 5) a Tùscolo.
A Frascati si prende la statale 216 verso (km 4) Monte Porzio
Catone e (km 2.5) Montecòmpatri, da dove per viabilità
minore si giunge a (km 4.5) Rocca Priora e (km 3) alla via
Tuscolana. Si prende la statale verso (km 6.5) Grottaferrata,
da dove una deviazione di km 3 porta alle catacombe ad Decimum,
mentre l’itinerario principale va a (km 6) Marino a
incrociare la via dei Laghi. Lungo questa si procede verso
sud-est e, lasciata a sinistra la deviazione (km 3) per Rocca
di Papa, si giunge in km 8.5 a Nemi, oltre la quale si
costeggia l’omonimo lago alla volta di (km 5.5) Genzano di
Roma, punto di partenza della diramazione per (km 4) Lanuvio.
Presso Genzano di Roma si prende la Via Appia in direzione
della capitale, toccando(km 3) Ariccia e poi (km 1.5) Albano
Laziale, da dove per viabilità minore si piega verso il lago
Albano e Castel Gandolfo (km 2.5), rientrando quindi (km 25.5)
in Roma.
Frascati
Quando quelli di Roma nel 1191 distrussero “Tusculum”,
allora baluardo dei potenti conti Tuscolani, gli abitanti
ripararono non lontano, “in frascata”, ovvero abitazioni
di frasche, attorno ad antiche chiese. Coi loro parchi, i
giochi d’acqua, i lecci secolari, le ville patrizie, che si
costruirono nel ’500 e nel ’600, eredi consapevoli di
quelle di Lucullo e Cicerone, equilibrano nella fama il vino
bianco del luogo. Il più ameno e frequentato dei Castelli
Romani, disteso sul versante dei colli Albani volto alla
capitale, per uomini di scienza è sinonimo di altissimi studi
(fisica nucleare, astrofisica spaziale) e dei suoi istituti.
Piazza Marconi. Si apre vasta all’ingresso della città,
formando una balconata panoramica sulla pianura verso Roma.
Magnifico sfondo alla piazza sono il parco e la villa
Aldobrandini, mentre a sud si allunga il verde del parco
comunale: nel giardino di gusto barocco, appartenente alla
distrutta villa Torlonia, sono numerose fontane e la
scenografica cascata, o “teatro delle acque”, disegnata da
Carlo Maderno.
Villa Aldobrandini. * La più nota e fastosa tra le
ville patrizie di Frascati alta si erge sopra l’abitato,
sulle pendici di un colle. Iniziata nel 1598 da Giacomo Della
Porta, continuata da Carlo Maderno e Giovanni Fontana (1604),
ha un monumentale ingresso, aggiunto nel ’700. Le sale sono
decorate da affreschi di scuola romana del ’600; vasto è il
parco*, ricco di statue, fontane con giochi d’acqua,
grotte e scenografiche terrazze.
Cattedrale. Eretta nel sec. XVI-XVII, ha una fastosa
facciata barocca di Girolamo Fontana, iniziata nel 1697. Nella
2ª cappella a destra, Crocifisso ligneo del sec. XII; nella
31ª, tela attribuita al Sassoferrato; all’altare maggiore,
grande rilievo di Pompeo Ferrucci (1612); nella 2ª cappella a
sinistra, Madonna col Bambino, tavola trecentesca di scuola
romana. A lato della Cattedrale, in piazza S. Pietro, è una
fontana a tre arcate di Girolamo Fontana (1709).
Nell’adiacente piazza è la seicentesca chiesa del Gesù,
attribuita a Pietro da Cortona; nell’interno, affreschi di
Andrea Pozzo.
Rocca. Trasformata in Palazzo vescovile, mantiene della
costruzione medievale le torri angolari e un mastio quadrato;
di fronte all’ingresso posteriore, in piazza S. Rocco,
fontana del 1480. Accanto alla Rocca sorge la chiesa di S.
Maria in Vivario, che della preesistente chiesa di S.
Rocco conserva il campanile romanico (1305) e, nell’interno,
colonne in pietra dai capitelli ionici.
Convento dei Cappuccini, km 1 per via Massaia.
Costeggiando il parco della settecentesca villa Lancelotti
si sale fino alla chiesa di S. Francesco (1575), con
dipinti di Girolamo Muziano (sec. XVI). Nel convento è un Museo
etiopico, con cimeli raccolti dal cardinale Guglielmo
Massaia, missionario in Etiopia.
Villa Falconieri. Si trova a 1 km a est dell’abitato,
sulla sinistra della strada per Tùscolo. Eretta nel 1545-48,
venne ingrandita nel ’600 da Borromini e decorata di pitture
da Ciro Ferri e Carlo Maratta; ospita il Centro europeo per
l’Educazione.
Villa Mondragone. Sorge a 2 km a est dell’abitato e
si raggiunge partendo da via Gregoriana e passando per il
cancello di villa Vecchia sulla via per Monte Porzio Catone.
La villa, sede della II Università di Roma, fu costruita nel
1575 da Martino Longhi e in seguito modificata. Sulla facciata
posteriore, loggia a cinque arcate attribuita al Vignola.
Rovine di “Tusculum”, km 5 a sud-est per strada
panoramica. “Tusculum”, antichissima città latina (il
nome è stato messo in relazione con gli Etruschi) fu
villeggiatura in età imperiale. Rimangono resti di un anfiteatro,
di un teatro (cavea), del foro, della cosiddetta
villa di Tiberio e, unico monumento arcaico, una cisterna
con volta a ogiva (forse del sec. VI-V a.C.). Dalla
sommità della collina, un tempo acropoli, panorama.
Monte Porzio Catone
Forse prende nome dalla gens Portia, che vi aveva una villa.
Fu degli Annibaldi fino al ’400, degli Altemps nel ’500 e
nel 1613 fu acquistata dal cardinale Scipione Borghese. La parrocchiale
di S. Leone Magno, fiancheggiata da due campanili, fu
costruita da Carlo Rainaldi nel 1666.
Montecòmpatri
Disposto attorno a un colle conico, fu rocca degli Annibaldi,
ma dell’antica fortezza, che fu poi dei Colonna e da ultimo
dei Borghese, resta solo una torre, oggi campanile della
seicentesca chiesa di S. Maria Assunta.
Rocca Priora
Si erge tra boschi di castagni sul più alto dei Colli, a
quota 768. Fu degli Annibaldi e poi dei Savelli, passando alla
Camera apostolica già a fine ’500. Nella parte antica, poco
distante dalla curiosa ricostruzione interpretativa della rocca
Savelli operata da Virginio Vespignani, è la parrocchiale
di S. Maria Assunta (fine ’400; poi modificata).
Grottaferrata
Un tempo distesa tra vigneti e campi coltivati, è oggi
un’elegante zona residenziale e di villeggiatura ricca di
ville di pregio.
Monumento principale è l’abbazia di Grottaferrata*,
fondata nel 1004 da S. Nilo, fuggito da Rossano Calabro per
sottrarsi alle violenze saracene. Il complesso monastico, pur
segnato dagli scontri tra papato e impero e tra famiglie
feudali, continuò la sua ascesa. Le forme attuali risalgono
alla fine del ’400, quando fu eretta la poderosa cinta
muraria: i torrioni larghi, bassi e fortemente scarpati e la
modernità della struttura, pensata anche per la collocazione
di artiglierie, rimandano all’opera di Giuliano da Sangallo
o di Baccio Pontelli. La cinta racchiude due spazi
rettangolari: sul primo affacciano il palazzo abbaziale e
l’edificio della tipografia, sul secondo la basilica di S.
Maria.
Il palazzo abbaziale racchiude un cortile con portico
quattrocentesco, da cui si accede al Museo dell’Abbazia:
oltre a materiale preistorico, preromano e romano, espone
affreschi* (scene della vita di Mosè) staccati dalla
chiesa (esempi notevoli di pittura di scuola romana dei secoli
XIII-XIV forse di Pietro Cavallini) e un raro ritratto del
cardinale Bessarione.
Dal cortile si accede alla biblioteca, probabilmente
coeva dell’abbazia e attiva per tutto il medioevo nella
produzione di codici pregiati. Custodisce codici rarissimi
dell’XI secolo, una raccolta di testi liturgici fondamentali
per lo studio della musica bizantina, una preziosa raccolta di
cinquecentine (rarissimo è il Cademosto*, raccolta
cinquecentesca di relazioni di viaggio). Dal 1931 un moderno
laboratorio di restauro ha preso il posto dell’antico
scriptorium.
La basilica di S. Maria, consacrata nel 1024, è stata
oggetto di rimaneggiamenti e di un parziale rifacimento
settecentesco. Il portico d’ingresso e gran parte della
facciata, nonché il campanile (XIII secolo), sono frutto dei
restauri non sempre accurati intervenuti fra 1910 e 1930. Nel nartece,
il portale di accesso alla chiesa è un esempio di arte
italo-bizantina del XII.
All’interno, sulla parete destra della navata si apre la cappella
di S. Nilo*, la cui decorazione, nel primo ’600, fu
affidata da Odoardo Farnese ad Annibale Carracci. L’artista
si limitò tuttavia a dipingere solo la pala d’altare,
suggerendo per il resto uno dei suoi allievi: il Domenichino.
A lui si devono la Vita dei Ss. Nilo e Bartolomeo* che
orna la cappella, la famosa Visita dell’imperatore Ottone
III a S. Nilo sulla parete sinistra e su quella destra S.
Bartolomeo che impedisce la caduta di una colonna durante la
costruzione della chiesa.
A km 3 da Grottaferrata, lungo la statale 511 Anagnina, sono
le catacombe ad Decimum, suggestivo complesso
paleocristiano (secoli III-V) che conserva intatta una parte
rilevante dei loculi.
Marino
È uno dei più frequentati ‘Castelli Romani’, famoso da
secoli per il vino bianco e per la bella posizione, sul fianco
esterno del cratere vulcanico oggi occupato dal lago Albano.
L’insediamento, risalente almeno ad età sillana, fu
fiorente per buona parte dell’impero, come testimonia tra
l’altro la scoperta di un mitreo (seconda metà II secolo?)
ornato, al fondo di una galleria di m 25 con volta a botte, da
un pregevole affresco. Dopo essere stato nel patrimonio di S.
Pietro, entrò in possesso degli Orsini nel XIII secolo e poi
dei Colonna, restando a lungo oggetto di contesa.
La seicentesca fontana dei Mori in piazza Matteotti è
il simbolo più caro della cittadina e durante l’annuale
sagra dell’uva le si fa versare vino. La coeva basilica
di S. Barnaba, che prospetta sull’omonima piazza ornata
da una grande fontana ottocentesca, si individua per l’alta
cupola e fu costruita da Antonio Del Grande. Sulla vicina
piazza Lèpanto affaccia invece il palazzo Colonna,
sede del comune, costruito nel ’500 su strutture medievali
ma poi rimaneggiato e restaurato. Si mostra oggi con
un’ampia facciata su due piani aperta da finestre, alla
quale conduce una doppia scalinata.
Sull’ampia piazza Garibaldi si fronteggiano la piccola chiesa
seicentesca di S. Maria delle Grazie e il convento
delle Suore domenicane, costruzione del XVII secolo che
incorpora la chiesa della Madonna del Rosario, a pianta
circolare e con un arredo rococò tra i più interessanti del
Lazio.
Via dei Laghi
Con questo nome si indica l’attuale statale 217, che si
stacca dalla Via Appia all’altezza di Ciampino e raggiunge
Velletri con un piacevole tracciato tra i boschi, offrendo bei
panorami sul lago Albano.
Rocca di Papa
Su uno dei punti più elevati dei Colli Albani, a km 7 da
Marino, il paese era nato come “Castrum Montis Albani” per
essere ribattezzata con il nome attuale nel XII secolo grazie
a papa Eugenio III, venne più volte presa e distrutta. Oggi
è sede della direzione del Parco regionale dei Castelli. Il
nucleo medievale, stretto attorno alla vecchia rocca della
quale non resta quasi più nulla, si chiama ancora oggi quartiere
dei Bavaresi, perché qui nel 1328 si stabilirono le
truppe dell’imperatore Ludovico IV il Bavaro in lotta con
Roberto I d’Angiò, re di Napoli. La chiesa
dell’Assunta, semidistrutta da un terremoto e
ricostruita nel 1806, custodisce una Madonna*
trecentesca di scuola senese e un Redentore* attribuito
a Perin del Vaga o a Marcello Venusti (1543).
Una mulattiera, che lascia a destra la parte alta del paese e
una vecchia fortezza pontificia, conduce, in circa
un’ora, alla vetta del monte Cavo (m 949), il “mons
Albanus” dei romani, antichissimo luogo di culto che
ospitava il tempio a Giove Laziale; sulle pendici est del
monte si trova il santuario della Madonna del Tufo.
Nei pressi, si stende anche la verde conca detta dei Campi
d’Annibale perché nel XIII secolo qui era signora la
famiglia romana degli Annibaldi. Si tratta dell’antico
cratere centrale del vulcano laziale, riempito col tempo dai
detriti. Fu a lungo teatro di una singolare attività
economica: la conca era costellata di pozzi che d’inverno
gli abitanti della zona riempivano di neve, per fornirla
d’estate come refrigerio ai benestanti romani.
Nemi
Famoso per le colture di fragole e di fiori, domina il lago
omonimo dall’orlo dell’antico cratere. È cinto oggi come
in antico dalla fitta selva (in latino “nemus”), dalla
quale trae nome e che era dedicata alla dea Diana, al pari di
un famoso tempio poco lontano dal lago. Del Castello,
eretto dai conti di Tùscolo, resta l’imponente torre
cilindrica.
Da piazza Dante, una passeggiata di circa 20 minuti, dapprima
lungo la strada panoramica diretta al lago e poi a sinistra
per buon sentiero, permette di raggiungere il romitorio di
S. Michele Arcangelo, edificio di culto rupestre
documentato sin dal 1255 e purtroppo oggetto in passato di
gravi spoliazioni.
Lago di Nemi
Le acque di questo invaso, che occupa il fondo di un cratere
secondario del grande complesso vulcanico laziale, sono oggi
inquinate dagli scarichi dei centri rivieraschi e da pesticidi
e fertilizzanti agricoli.
Lungo la sponda nord fu costruito nel 1930 il Museo delle
Navi romane, per ospitare le imbarcazioni
dell’imperatore Caligola, individuate già nel ’400 sul
fondo del lago, esplorate da Leon Battista Alberti, e
recuperate nel 1928 svuotando parzialmente la conca. Purtroppo
le navi vennero distrutte nel giugno 1944 dai tedeschi in
ritirata, e nel museo sono oggi solo modelli, assieme a
numerosi pezzi di bronzo di rivestimenti delle travi (teste
di leoni, pantere, Medusa), reperti di età classica della
zona dei Castelli e un tratto della strada romana che
conduceva al tempio di Diana.
Genzano di Roma
La graziosa cittadina è rinomata per l’Infiorata e per la
posizione digradante sul fianco esterno sud-occidentale del
cono vulcanico che racchiude il lago di Nemi. Trae origine dal
castello, eretto a guardia del cratere di Nemi nel 1235;
trasformato in palazzo dai Cesarini, alla fine del XVIII
secolo, fu in potere dapprima dei monaci cistercensi
dell’abbazia delle Tre Fontane a Roma, poi degli Orsini e
quindi dei Colonna.
Il palazzo Sforza-Cesarini, frutto della trasformazione
in residenza signorile dell’antico castello cui risale il
forte torrione visibile a destra, si erge poco lontano da
piazza Frasconi, la cui fontana ricorda il dominio dei
Colonna. Dalla piazza, salendo per via Berardi, teatro
dell’Infiorata, si raggiunge la settecentesca chiesa di
S. Maria della Cima, inserita in un suggestivo residuo del
borgo medievale.
Lanuvio
Da Genzano di Roma si può scendere verso sud per km 4 a
Lanuvio, il più appartato dei Castelli Romani, cittadina al
confine meridionale del Parco regionale dei Castelli. Il nome
le venne dall’antico culto di Giunone Lanuvina o Lanivina,
cioè rivestita di lana. Nell’antichità fu famosa per il
tempio di Giunone Sospita e prosperò per tutta l’età
romana, ma venne devastata dalle invasioni barbariche. Risorta
come Civita Lavinia verso la fine dell’XI secolo, fu feudo
della basilica di S. Lorenzo fuori le Mura a Roma e retta da
Benedettini.
La parte medievale dell’abitato è cinta da mura, ben
conservate malgrado le distruzioni della seconda guerra
mondiale: risalgono alla ricostruzione operata dai monaci
quando ripresero possesso del sito dopo l’abbandono dei
Frangipane, che avevano distrutto la fortificazione nel 1347.
Le due torri cilindriche sovrapposte, parte di un sistema di
segnalazione in collegamento visivo fra i colli e il mare,
accolgono oggi l’enoteca comunale. La fontana degli
Scogli (1685) è opera di Carlo Fontana, cui è dedicata
la vicina piazza.
Nel borgo, interessante è il Palazzo baronale,
costruito nel ’400 dai Colonna, entrati in possesso della
cittadina nel 1410. Opposta a questo è la collegiata di S.
Maria Maggiore, nata forse nell’VIII secolo come luogo
di culto bizantino riutilizzando marmi ed elementi di spoglio
dei monumenti pagani e poi più volte modificata. Il
campanile, del 1680, ha una curiosa cuspide a punta.
La chiesa delle Grazie, rifacimento del 1523 di un
edificio di culto trecentesco, è nei pressi della cinta
difensiva di età romana. Seguendo la cortina e prendendo poi
per via delle Selci larghe si possono osservare a sinistra i
resti del basamento grandioso del tempio di Ercole (II
secolo a.C.).
Ariccia
Vi si giunge lungo la Via Appia superando il santuario
seicentesco di S. Maria di Galloro (con ampia facciata
berniniana) e il ponte, fatto costruire da Pio IX e
riedificato dopo la seconda guerra mondiale, che segna il
luogo del primo insediamento. In età romana ebbe tale
importanza, grazie alla posizione sulla “regina viarum”,
da avere un foro che si apriva direttamente sulla consolare.
Quando gli abitanti si ritirarono sulla parte più alta del
colle, al tempo delle invasioni barbariche, la Ariccia romana
fu quasi completamente distrutta. Nel XII secolo appartenne ai
conti di Tùscolo, poi entrò nel patrimonio di S. Pietro e,
in piena decadenza, fu ceduto nel 1473 ai Savelli, dai quali
passò ai Chigi. Furono loro ad affidare al Bernini il compito
di ridisegnare la piazza di Corte (oggi piazza della
Repubblica), riplasmando il castello (l’attuale palazzo
Chigi) e costruendo la chiesa.
Dal viadotto e dalla piazza si vede quel che rimane
dell’antichissimo bosco, già ammirato da Marziale e molto
amato ancora da Stendhal.
Su piazza della Repubblica* guarda il palazzo Chigi,
grandioso rifacimento di una preesistente rocca operato da
Bernini, che mantenne le forme del castello tradizionale a
quattro torri angolari, rendendone però meno austeri i
rapporti volumetrici e integrandole con il parco retrostante.
Anche la chiesa di S. Maria dell’Assunzione, a pianta
rotonda, fu portata a termine da Bernini nel 1665: sulla
facciata, dal notevole sviluppo verticale, domina la grande
cupola.
Albano Laziale
Albani sono i colli vulcanici su quali si trova, Albano il
lago che si apre di fronte all’abitato. La cittadina, che
conserva testimonianze di epoca romana e medievale, ha origine
da un fondo che Domiziano possedeva nel territorio di Alba
Longa, la città fondata da Ascanio, figlio di Enea, ritenuta
luogo di origine di Romolo e cuore della lega dei villaggi
latini. Dei Castelli Romani, mete di scampagnate fuori porta,
è tra i più celebrati.
Nel quartiere Cellomaio, Mostra mercato dell’antiquariato
(2ª domenica del mese); Infiorata per il Corpus
Domini.
Piazza Mazzini. All’ingresso della città da Roma,
forma una panoramica terrazza-belvedere sulla campagna romana.
Nel parco della sottostante Villa comunale, già Doria
Pamphilj, tracce della cosiddetta villa di Pompeo Magno,
grande edificio di età repubblicana, ampliato nei primi
decenni del sec. I d.C. Dalla piazza si sale al barocco Duomo,
che della costruzione originaria (sec. IV) conserva
all’interno le colonne incastrate nei pilastri.
S. Pietro. Chiesa romanica, impostata nel sec. VI su
un’aula del vasto impianto termale romano, sorge in uno
slargo di corso Matteotti, principale via cittadina che
attraversa l’abitato. La chiesa ha un portale laterale con
tratti marmorei romani di ricca trabeazione; frammenti romani
sono presenti anche nel campanile a doppie bifore.
Nell’interno, alla parete destra, resti di affreschi del
sec. XIII e una Sacra conversazione di Gherardo delle Notti;
il recinto del presbiterio è formato da due lunghi fregi
marmorei di età romana, mentre un sarcofago del sec. III
forma l’altare alla parete sinistra.
Porta Pretoria. * Era la porta principale dei “castra
Albana”, accampamento militare fatto costruire da Settimio
Severo, che occupava quasi tutta l’area dell’attuale
abitato (tracce di mura, di abitazioni dei legionari e di
torri sono visibili lungo le vie del centro). I grandiosi
resti della porta, a tre fornici e fiancheggiata da torri,
sono stati messi in luce da un bombardamento aereo nel 1944.
S. Maria della Rotonda. * Ricavata dal ninfeo di una
villa romana dell’età di Domiziano (sec. I d.C.), è
una chiesa romanica con interno a pianta circolare, quattro
grandi nicchie semicircolari e cupola. La precede un portico
sotto il quale è visibile un tratto della struttura
originaria; il campanile è duecentesco. Poco oltre, in via
Castro Pretorio, resti di mura dell’antico castrum.
Cisternone. * È un deposito sotterraneo, capace di
10mila m³ d’acqua, tuttora alimentato dall’acquedotto
romano e utilizzato. Fatto costruire da Settimio Severo per
l’accampamento militare, è interamente scavato nella
roccia, con cinque navate su pilastri e volta a botte. Chiude
scenograficamente la bella prospettiva delle via Saffi e
Murialdo la chiesa di S. Paolo, fondata con l’annesso
convento nella seconda metà del sec. XIII ma ricostruita nel
1769.
Anfiteatro. Sull’alto della cittadina, quasi di
fronte al viale di accesso al cimitero. Della costruzione,
eretta intorno alla metà del sec. III d.C., restano
grandiosi ruderi della precinzione.
Museo civico. È ordinato nella neoclassica villa
Ferrajoli (1834) e comprende reperti dal Paleolitico
all’età paleocristiana, un lapidario, resti architettonici
romani, due sarcofagi etruschi e altro materiale rinvenuto nei
dintorni.
Sepolcro degli Orazi e Curiazi. * Maestosa costruzione
a forma di parallelepipedo sormontato da coni tronchi in
blocchi di tufo peperino, posta sul ciglio dell’antica Via
Appia. Ritenuto popolarmente tomba dei leggendari eroi, è di
incerta datazione (potrebbe risalire al periodo
tardo-repubblicano).
Catacombe di S. Senatore. Ricavate da una preesistente
cava di pozzolana, sono situate sotto la chiesa di S. Maria
della Stella, di origine cinquecentesca e annessa al
convento dei Carmelitani, a pochi passi dal sepolcro degli
Orazi e dei Curiazi. Le vaste catacombe, forse risalenti al
sec. III, conservano nella cripta centrale pitture dei sec. V
e IX.
Santuario di S. Maria di Palazzolo
per sentiero che parte dalla chiesa dei Cappuccini di Albano,
in 2 ore circa. Il santuario, sul ciglio del cratere tra il
lago Albano e il monte Cavo, è raggiungibile anche dal
belvedere sito nei pressi della statale 218 (km 3.5 a est) e
da qui proseguendo a piedi (m 400). Dalla terrazza
prospiciente l’ex convento, bella la vista sul lago Albano.
Lago Albano
Lo specchio d’acqua copre due piccoli crateri secondari
dell’antico vulcano laziale; la conca è boscosa e le rive
in più punti strapiombano sul lago. L’emissario
artificiale, tuttora in funzione, è un’opera grandiosa di
ingegneria romana, secondo la tradizione realizzata in un solo
anno (398-397 a.C.) a seguito di un responso che aveva
predetto la vittoria dei romani sull’etrusca Veio solo
quando le acque del lago avessero potuto raggiungere il mare
senza traboccare dal cratere.
In età imperiale attorno al lago sorsero numerose ville
patrizie: non lontano dalla stazione ferroviaria di Castel
Gandolfo resta, della villa di Domiziano, il ninfeo detto dei Bagni
di Diana, mentre poco avanti il Ninfeo dorico è un
tempietto di età repubblicana. In località Palazzolo, il
giardino del Collegio inglese racchiude il monumento
ritenuto di Cornelio Scipione Ispano (176 a.C.).
Il monastero di S. Maria in Palazzolo domina il lago da
un’altura ricca di resti romani. All’inizio del ’200 vi
soggiornò un gruppo di eremiti; più tardi passò in potere
della chiesa di S. Anastasio e dell’abbazia delle Tre
Fontane, entrambe a Roma, e attorno al 1240 Gregorio IX ne
fece soggiorno estivo per i monaci romani.
Castel Gandolfo
Sul bordo occidentale del cratere del lago Albano, dominata
dalla cupola di S. Tommaso e dal complesso extraterritoriale
che è residenza estiva dei pontefici, sorge, secondo la
tradizione, sul sito di “Alba Longa”, la più potente tra
le città della Lega latina.
Tutto il borgo, racchiuso nelle mura, è di pittoresco
impianto tardo-medievale, con splendidi affacci sul lago, e ha
come centro la piazza della Libertà, ornata da una
piccola fontana berniniana. Di Bernini è anche la chiesa
di S. Tommaso, eretta nel 1661 con pianta a croce greca e
grande cupola (forse per richiamare S. Pietro a Roma).
Sull’altare maggiore, in marmi policromi, pala di Pietro da
Cortona; a sinistra, tela del Borgognone.
Una piccola fontana di Bernini introduce, sulla stessa
piazza, il Palazzo pontificio, iniziato nel 1624 da
Carlo Maderno per volere di Urbano VIII, nei cui ampi giardini
sono i resti della villa di Domiziano. Godono della
extraterritorialità anche la villa Barberini e la Specola
vaticana, importante osservatorio astronomico. |
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