Itinerari - Un giro di quindici tappe sui Colli Albani
 
Roma - Frascati - Monte Porzio Catone - Montecòmpatri - Rocca Priora - Grottaferrata - Marino - Rocca di Papa - Nemi - Genzano di Roma - Lanuvio - Ariccia - Albano Laziale - Castel Gandolfo (Una settimana, km 93.5).
L’itinerario lascia Roma lungo la statale 215 Tuscolana, che, attrezzata per il traffico veloce, corre a (km 20.5) Frascati, base per la deviazione (km 5) a Tùscolo. A Frascati si prende la statale 216 verso (km 4) Monte Porzio Catone e (km 2.5) Montecòmpatri, da dove per viabilità minore si giunge a (km 4.5) Rocca Priora e (km 3) alla via Tuscolana. Si prende la statale verso (km 6.5) Grottaferrata, da dove una deviazione di km 3 porta alle catacombe ad Decimum, mentre l’itinerario principale va a (km 6) Marino a incrociare la via dei Laghi. Lungo questa si procede verso sud-est e, lasciata a sinistra la deviazione (km 3) per Rocca di Papa, si giunge in km 8.5 a Nemi, oltre la quale si costeggia l’omonimo lago alla volta di (km 5.5) Genzano di Roma, punto di partenza della diramazione per (km 4) Lanuvio. Presso Genzano di Roma si prende la Via Appia in direzione della capitale, toccando(km 3) Ariccia e poi (km 1.5) Albano Laziale, da dove per viabilità minore si piega verso il lago Albano e Castel Gandolfo (km 2.5), rientrando quindi (km 25.5) in Roma.

Frascati
Quando quelli di Roma nel 1191 distrussero “Tusculum”, allora baluardo dei potenti conti Tuscolani, gli abitanti ripararono non lontano, “in frascata”, ovvero abitazioni di frasche, attorno ad antiche chiese. Coi loro parchi, i giochi d’acqua, i lecci secolari, le ville patrizie, che si costruirono nel ’500 e nel ’600, eredi consapevoli di quelle di Lucullo e Cicerone, equilibrano nella fama il vino bianco del luogo. Il più ameno e frequentato dei Castelli Romani, disteso sul versante dei colli Albani volto alla capitale, per uomini di scienza è sinonimo di altissimi studi (fisica nucleare, astrofisica spaziale) e dei suoi istituti.
Piazza Marconi. Si apre vasta all’ingresso della città, formando una balconata panoramica sulla pianura verso Roma. Magnifico sfondo alla piazza sono il parco e la villa Aldobrandini, mentre a sud si allunga il verde del parco comunale: nel giardino di gusto barocco, appartenente alla distrutta villa Torlonia, sono numerose fontane e la scenografica cascata, o “teatro delle acque”, disegnata da Carlo Maderno.
Villa Aldobrandini. * La più nota e fastosa tra le ville patrizie di Frascati alta si erge sopra l’abitato, sulle pendici di un colle. Iniziata nel 1598 da Giacomo Della Porta, continuata da Carlo Maderno e Giovanni Fontana (1604), ha un monumentale ingresso, aggiunto nel ’700. Le sale sono decorate da affreschi di scuola romana del ’600; vasto è il parco*, ricco di statue, fontane con giochi d’acqua, grotte e scenografiche terrazze.
Cattedrale. Eretta nel sec. XVI-XVII, ha una fastosa facciata barocca di Girolamo Fontana, iniziata nel 1697. Nella 2ª cappella a destra, Crocifisso ligneo del sec. XII; nella 31ª, tela attribuita al Sassoferrato; all’altare maggiore, grande rilievo di Pompeo Ferrucci (1612); nella 2ª cappella a sinistra, Madonna col Bambino, tavola trecentesca di scuola romana. A lato della Cattedrale, in piazza S. Pietro, è una fontana a tre arcate di Girolamo Fontana (1709). Nell’adiacente piazza è la seicentesca chiesa del Gesù, attribuita a Pietro da Cortona; nell’interno, affreschi di Andrea Pozzo.
Rocca. Trasformata in Palazzo vescovile, mantiene della costruzione medievale le torri angolari e un mastio quadrato; di fronte all’ingresso posteriore, in piazza S. Rocco, fontana del 1480. Accanto alla Rocca sorge la chiesa di S. Maria in Vivario, che della preesistente chiesa di S. Rocco conserva il campanile romanico (1305) e, nell’interno, colonne in pietra dai capitelli ionici.
Convento dei Cappuccini, km 1 per via Massaia. Costeggiando il parco della settecentesca villa Lancelotti si sale fino alla chiesa di S. Francesco (1575), con dipinti di Girolamo Muziano (sec. XVI). Nel convento è un Museo etiopico, con cimeli raccolti dal cardinale Guglielmo Massaia, missionario in Etiopia.
Villa Falconieri. Si trova a 1 km a est dell’abitato, sulla sinistra della strada per Tùscolo. Eretta nel 1545-48, venne ingrandita nel ’600 da Borromini e decorata di pitture da Ciro Ferri e Carlo Maratta; ospita il Centro europeo per l’Educazione.
Villa Mondragone. Sorge a 2 km a est dell’abitato e si raggiunge partendo da via Gregoriana e passando per il cancello di villa Vecchia sulla via per Monte Porzio Catone. La villa, sede della II Università di Roma, fu costruita nel 1575 da Martino Longhi e in seguito modificata. Sulla facciata posteriore, loggia a cinque arcate attribuita al Vignola.
Rovine di “Tusculum”, km 5 a sud-est per strada panoramica. “Tusculum”, antichissima città latina (il nome è stato messo in relazione con gli Etruschi) fu villeggiatura in età imperiale. Rimangono resti di un anfiteatro, di un teatro (cavea), del foro, della cosiddetta villa di Tiberio e, unico monumento arcaico, una cisterna con volta a ogiva (forse del sec. VI-V a.C.). Dalla sommità della collina, un tempo acropoli, panorama.


Monte Porzio Catone
Forse prende nome dalla gens Portia, che vi aveva una villa. Fu degli Annibaldi fino al ’400, degli Altemps nel ’500 e nel 1613 fu acquistata dal cardinale Scipione Borghese. La parrocchiale di S. Leone Magno, fiancheggiata da due campanili, fu costruita da Carlo Rainaldi nel 1666.

Montecòmpatri
Disposto attorno a un colle conico, fu rocca degli Annibaldi, ma dell’antica fortezza, che fu poi dei Colonna e da ultimo dei Borghese, resta solo una torre, oggi campanile della seicentesca chiesa di S. Maria Assunta.

Rocca Priora
Si erge tra boschi di castagni sul più alto dei Colli, a quota 768. Fu degli Annibaldi e poi dei Savelli, passando alla Camera apostolica già a fine ’500. Nella parte antica, poco distante dalla curiosa ricostruzione interpretativa della rocca Savelli operata da Virginio Vespignani, è la parrocchiale di S. Maria Assunta (fine ’400; poi modificata).

Grottaferrata
Un tempo distesa tra vigneti e campi coltivati, è oggi un’elegante zona residenziale e di villeggiatura ricca di ville di pregio.
Monumento principale è l’abbazia di Grottaferrata*, fondata nel 1004 da S. Nilo, fuggito da Rossano Calabro per sottrarsi alle violenze saracene. Il complesso monastico, pur segnato dagli scontri tra papato e impero e tra famiglie feudali, continuò la sua ascesa. Le forme attuali risalgono alla fine del ’400, quando fu eretta la poderosa cinta muraria: i torrioni larghi, bassi e fortemente scarpati e la modernità della struttura, pensata anche per la collocazione di artiglierie, rimandano all’opera di Giuliano da Sangallo o di Baccio Pontelli. La cinta racchiude due spazi rettangolari: sul primo affacciano il palazzo abbaziale e l’edificio della tipografia, sul secondo la basilica di S. Maria.
Il palazzo abbaziale racchiude un cortile con portico quattrocentesco, da cui si accede al Museo dell’Abbazia: oltre a materiale preistorico, preromano e romano, espone affreschi* (scene della vita di Mosè) staccati dalla chiesa (esempi notevoli di pittura di scuola romana dei secoli XIII-XIV forse di Pietro Cavallini) e un raro ritratto del cardinale Bessarione.
Dal cortile si accede alla biblioteca, probabilmente coeva dell’abbazia e attiva per tutto il medioevo nella produzione di codici pregiati. Custodisce codici rarissimi dell’XI secolo, una raccolta di testi liturgici fondamentali per lo studio della musica bizantina, una preziosa raccolta di cinquecentine (rarissimo è il Cademosto*, raccolta cinquecentesca di relazioni di viaggio). Dal 1931 un moderno laboratorio di restauro ha preso il posto dell’antico scriptorium.
La basilica di S. Maria, consacrata nel 1024, è stata oggetto di rimaneggiamenti e di un parziale rifacimento settecentesco. Il portico d’ingresso e gran parte della facciata, nonché il campanile (XIII secolo), sono frutto dei restauri non sempre accurati intervenuti fra 1910 e 1930. Nel nartece, il portale di accesso alla chiesa è un esempio di arte italo-bizantina del XII.
All’interno, sulla parete destra della navata si apre la cappella di S. Nilo*, la cui decorazione, nel primo ’600, fu affidata da Odoardo Farnese ad Annibale Carracci. L’artista si limitò tuttavia a dipingere solo la pala d’altare, suggerendo per il resto uno dei suoi allievi: il Domenichino. A lui si devono la Vita dei Ss. Nilo e Bartolomeo* che orna la cappella, la famosa Visita dell’imperatore Ottone III a S. Nilo sulla parete sinistra e su quella destra S. Bartolomeo che impedisce la caduta di una colonna durante la costruzione della chiesa.
A km 3 da Grottaferrata, lungo la statale 511 Anagnina, sono le catacombe ad Decimum, suggestivo complesso paleocristiano (secoli III-V) che conserva intatta una parte rilevante dei loculi.

Marino
È uno dei più frequentati ‘Castelli Romani’, famoso da secoli per il vino bianco e per la bella posizione, sul fianco esterno del cratere vulcanico oggi occupato dal lago Albano. L’insediamento, risalente almeno ad età sillana, fu fiorente per buona parte dell’impero, come testimonia tra l’altro la scoperta di un mitreo (seconda metà II secolo?) ornato, al fondo di una galleria di m 25 con volta a botte, da un pregevole affresco. Dopo essere stato nel patrimonio di S. Pietro, entrò in possesso degli Orsini nel XIII secolo e poi dei Colonna, restando a lungo oggetto di contesa.
La seicentesca fontana dei Mori in piazza Matteotti è il simbolo più caro della cittadina e durante l’annuale sagra dell’uva le si fa versare vino. La coeva basilica di S. Barnaba, che prospetta sull’omonima piazza ornata da una grande fontana ottocentesca, si individua per l’alta cupola e fu costruita da Antonio Del Grande. Sulla vicina piazza Lèpanto affaccia invece il palazzo Colonna, sede del comune, costruito nel ’500 su strutture medievali ma poi rimaneggiato e restaurato. Si mostra oggi con un’ampia facciata su due piani aperta da finestre, alla quale conduce una doppia scalinata.
Sull’ampia piazza Garibaldi si fronteggiano la piccola chiesa seicentesca di S. Maria delle Grazie e il convento delle Suore domenicane, costruzione del XVII secolo che incorpora la chiesa della Madonna del Rosario, a pianta circolare e con un arredo rococò tra i più interessanti del Lazio.

Via dei Laghi
Con questo nome si indica l’attuale statale 217, che si stacca dalla Via Appia all’altezza di Ciampino e raggiunge Velletri con un piacevole tracciato tra i boschi, offrendo bei panorami sul lago Albano.

Rocca di Papa
Su uno dei punti più elevati dei Colli Albani, a km 7 da Marino, il paese era nato come “Castrum Montis Albani” per essere ribattezzata con il nome attuale nel XII secolo grazie a papa Eugenio III, venne più volte presa e distrutta. Oggi è sede della direzione del Parco regionale dei Castelli. Il nucleo medievale, stretto attorno alla vecchia rocca della quale non resta quasi più nulla, si chiama ancora oggi quartiere dei Bavaresi, perché qui nel 1328 si stabilirono le truppe dell’imperatore Ludovico IV il Bavaro in lotta con Roberto I d’Angiò, re di Napoli. La chiesa dell’Assunta, semidistrutta da un terremoto e ricostruita nel 1806, custodisce una Madonna* trecentesca di scuola senese e un Redentore* attribuito a Perin del Vaga o a Marcello Venusti (1543).
Una mulattiera, che lascia a destra la parte alta del paese e una vecchia fortezza pontificia, conduce, in circa un’ora, alla vetta del monte Cavo (m 949), il “mons Albanus” dei romani, antichissimo luogo di culto che ospitava il tempio a Giove Laziale; sulle pendici est del monte si trova il santuario della Madonna del Tufo.
Nei pressi, si stende anche la verde conca detta dei Campi d’Annibale perché nel XIII secolo qui era signora la famiglia romana degli Annibaldi. Si tratta dell’antico cratere centrale del vulcano laziale, riempito col tempo dai detriti. Fu a lungo teatro di una singolare attività economica: la conca era costellata di pozzi che d’inverno gli abitanti della zona riempivano di neve, per fornirla d’estate come refrigerio ai benestanti romani.

Nemi
Famoso per le colture di fragole e di fiori, domina il lago omonimo dall’orlo dell’antico cratere. È cinto oggi come in antico dalla fitta selva (in latino “nemus”), dalla quale trae nome e che era dedicata alla dea Diana, al pari di un famoso tempio poco lontano dal lago. Del Castello, eretto dai conti di Tùscolo, resta l’imponente torre cilindrica.
Da piazza Dante, una passeggiata di circa 20 minuti, dapprima lungo la strada panoramica diretta al lago e poi a sinistra per buon sentiero, permette di raggiungere il romitorio di S. Michele Arcangelo, edificio di culto rupestre documentato sin dal 1255 e purtroppo oggetto in passato di gravi spoliazioni.

Lago di Nemi
Le acque di questo invaso, che occupa il fondo di un cratere secondario del grande complesso vulcanico laziale, sono oggi inquinate dagli scarichi dei centri rivieraschi e da pesticidi e fertilizzanti agricoli.
Lungo la sponda nord fu costruito nel 1930 il Museo delle Navi romane, per ospitare le imbarcazioni dell’imperatore Caligola, individuate già nel ’400 sul fondo del lago, esplorate da Leon Battista Alberti, e recuperate nel 1928 svuotando parzialmente la conca. Purtroppo le navi vennero distrutte nel giugno 1944 dai tedeschi in ritirata, e nel museo sono oggi solo modelli, assieme a numerosi pezzi di bronzo di rivestimenti delle travi (teste di leoni, pantere, Medusa), reperti di età classica della zona dei Castelli e un tratto della strada romana che conduceva al tempio di Diana.

Genzano di Roma
La graziosa cittadina è rinomata per l’Infiorata e per la posizione digradante sul fianco esterno sud-occidentale del cono vulcanico che racchiude il lago di Nemi. Trae origine dal castello, eretto a guardia del cratere di Nemi nel 1235; trasformato in palazzo dai Cesarini, alla fine del XVIII secolo, fu in potere dapprima dei monaci cistercensi dell’abbazia delle Tre Fontane a Roma, poi degli Orsini e quindi dei Colonna.
Il palazzo Sforza-Cesarini, frutto della trasformazione in residenza signorile dell’antico castello cui risale il forte torrione visibile a destra, si erge poco lontano da piazza Frasconi, la cui fontana ricorda il dominio dei Colonna. Dalla piazza, salendo per via Berardi, teatro dell’Infiorata, si raggiunge la settecentesca chiesa di S. Maria della Cima, inserita in un suggestivo residuo del borgo medievale.

Lanuvio
Da Genzano di Roma si può scendere verso sud per km 4 a Lanuvio, il più appartato dei Castelli Romani, cittadina al confine meridionale del Parco regionale dei Castelli. Il nome le venne dall’antico culto di Giunone Lanuvina o Lanivina, cioè rivestita di lana. Nell’antichità fu famosa per il tempio di Giunone Sospita e prosperò per tutta l’età romana, ma venne devastata dalle invasioni barbariche. Risorta come Civita Lavinia verso la fine dell’XI secolo, fu feudo della basilica di S. Lorenzo fuori le Mura a Roma e retta da Benedettini.
La parte medievale dell’abitato è cinta da mura, ben conservate malgrado le distruzioni della seconda guerra mondiale: risalgono alla ricostruzione operata dai monaci quando ripresero possesso del sito dopo l’abbandono dei Frangipane, che avevano distrutto la fortificazione nel 1347. Le due torri cilindriche sovrapposte, parte di un sistema di segnalazione in collegamento visivo fra i colli e il mare, accolgono oggi l’enoteca comunale. La fontana degli Scogli (1685) è opera di Carlo Fontana, cui è dedicata la vicina piazza.
Nel borgo, interessante è il Palazzo baronale, costruito nel ’400 dai Colonna, entrati in possesso della cittadina nel 1410. Opposta a questo è la collegiata di S. Maria Maggiore, nata forse nell’VIII secolo come luogo di culto bizantino riutilizzando marmi ed elementi di spoglio dei monumenti pagani e poi più volte modificata. Il campanile, del 1680, ha una curiosa cuspide a punta.
La chiesa delle Grazie, rifacimento del 1523 di un edificio di culto trecentesco, è nei pressi della cinta difensiva di età romana. Seguendo la cortina e prendendo poi per via delle Selci larghe si possono osservare a sinistra i resti del basamento grandioso del tempio di Ercole (II secolo a.C.).

Ariccia
Vi si giunge lungo la Via Appia superando il santuario seicentesco di S. Maria di Galloro (con ampia facciata berniniana) e il ponte, fatto costruire da Pio IX e riedificato dopo la seconda guerra mondiale, che segna il luogo del primo insediamento. In età romana ebbe tale importanza, grazie alla posizione sulla “regina viarum”, da avere un foro che si apriva direttamente sulla consolare. Quando gli abitanti si ritirarono sulla parte più alta del colle, al tempo delle invasioni barbariche, la Ariccia romana fu quasi completamente distrutta. Nel XII secolo appartenne ai conti di Tùscolo, poi entrò nel patrimonio di S. Pietro e, in piena decadenza, fu ceduto nel 1473 ai Savelli, dai quali passò ai Chigi. Furono loro ad affidare al Bernini il compito di ridisegnare la piazza di Corte (oggi piazza della Repubblica), riplasmando il castello (l’attuale palazzo Chigi) e costruendo la chiesa.
Dal viadotto e dalla piazza si vede quel che rimane dell’antichissimo bosco, già ammirato da Marziale e molto amato ancora da Stendhal.
Su piazza della Repubblica* guarda il palazzo Chigi, grandioso rifacimento di una preesistente rocca operato da Bernini, che mantenne le forme del castello tradizionale a quattro torri angolari, rendendone però meno austeri i rapporti volumetrici e integrandole con il parco retrostante. Anche la chiesa di S. Maria dell’Assunzione, a pianta rotonda, fu portata a termine da Bernini nel 1665: sulla facciata, dal notevole sviluppo verticale, domina la grande cupola.

Albano Laziale
Albani sono i colli vulcanici su quali si trova, Albano il lago che si apre di fronte all’abitato. La cittadina, che conserva testimonianze di epoca romana e medievale, ha origine da un fondo che Domiziano possedeva nel territorio di Alba Longa, la città fondata da Ascanio, figlio di Enea, ritenuta luogo di origine di Romolo e cuore della lega dei villaggi latini. Dei Castelli Romani, mete di scampagnate fuori porta, è tra i più celebrati.
Nel quartiere Cellomaio, Mostra mercato dell’antiquariato (2ª domenica del mese); Infiorata per il Corpus Domini.
Piazza Mazzini. All’ingresso della città da Roma, forma una panoramica terrazza-belvedere sulla campagna romana. Nel parco della sottostante Villa comunale, già Doria Pamphilj, tracce della cosiddetta villa di Pompeo Magno, grande edificio di età repubblicana, ampliato nei primi decenni del sec. I d.C. Dalla piazza si sale al barocco Duomo, che della costruzione originaria (sec. IV) conserva all’interno le colonne incastrate nei pilastri.
S. Pietro. Chiesa romanica, impostata nel sec. VI su un’aula del vasto impianto termale romano, sorge in uno slargo di corso Matteotti, principale via cittadina che attraversa l’abitato. La chiesa ha un portale laterale con tratti marmorei romani di ricca trabeazione; frammenti romani sono presenti anche nel campanile a doppie bifore. Nell’interno, alla parete destra, resti di affreschi del sec. XIII e una Sacra conversazione di Gherardo delle Notti; il recinto del presbiterio è formato da due lunghi fregi marmorei di età romana, mentre un sarcofago del sec. III forma l’altare alla parete sinistra.
Porta Pretoria. * Era la porta principale dei “castra Albana”, accampamento militare fatto costruire da Settimio Severo, che occupava quasi tutta l’area dell’attuale abitato (tracce di mura, di abitazioni dei legionari e di torri sono visibili lungo le vie del centro). I grandiosi resti della porta, a tre fornici e fiancheggiata da torri, sono stati messi in luce da un bombardamento aereo nel 1944.
S. Maria della Rotonda. * Ricavata dal ninfeo di una villa romana dell’età di Domiziano (sec. I d.C.), è una chiesa romanica con interno a pianta circolare, quattro grandi nicchie semicircolari e cupola. La precede un portico sotto il quale è visibile un tratto della struttura originaria; il campanile è duecentesco. Poco oltre, in via Castro Pretorio, resti di mura dell’antico castrum.
Cisternone. * È un deposito sotterraneo, capace di 10mila m³ d’acqua, tuttora alimentato dall’acquedotto romano e utilizzato. Fatto costruire da Settimio Severo per l’accampamento militare, è interamente scavato nella roccia, con cinque navate su pilastri e volta a botte. Chiude scenograficamente la bella prospettiva delle via Saffi e Murialdo la chiesa di S. Paolo, fondata con l’annesso convento nella seconda metà del sec. XIII ma ricostruita nel 1769.
Anfiteatro. Sull’alto della cittadina, quasi di fronte al viale di accesso al cimitero. Della costruzione, eretta intorno alla metà del sec. III d.C., restano grandiosi ruderi della precinzione.
Museo civico. È ordinato nella neoclassica villa Ferrajoli (1834) e comprende reperti dal Paleolitico all’età paleocristiana, un lapidario, resti architettonici romani, due sarcofagi etruschi e altro materiale rinvenuto nei dintorni.
Sepolcro degli Orazi e Curiazi. * Maestosa costruzione a forma di parallelepipedo sormontato da coni tronchi in blocchi di tufo peperino, posta sul ciglio dell’antica Via Appia. Ritenuto popolarmente tomba dei leggendari eroi, è di incerta datazione (potrebbe risalire al periodo tardo-repubblicano).
Catacombe di S. Senatore. Ricavate da una preesistente cava di pozzolana, sono situate sotto la chiesa di S. Maria della Stella, di origine cinquecentesca e annessa al convento dei Carmelitani, a pochi passi dal sepolcro degli Orazi e dei Curiazi. Le vaste catacombe, forse risalenti al sec. III, conservano nella cripta centrale pitture dei sec. V e IX.
Santuario di S. Maria di Palazzolo per sentiero che parte dalla chiesa dei Cappuccini di Albano, in 2 ore circa. Il santuario, sul ciglio del cratere tra il lago Albano e il monte Cavo, è raggiungibile anche dal belvedere sito nei pressi della statale 218 (km 3.5 a est) e da qui proseguendo a piedi (m 400). Dalla terrazza prospiciente l’ex convento, bella la vista sul lago Albano.

Lago Albano
Lo specchio d’acqua copre due piccoli crateri secondari dell’antico vulcano laziale; la conca è boscosa e le rive in più punti strapiombano sul lago. L’emissario artificiale, tuttora in funzione, è un’opera grandiosa di ingegneria romana, secondo la tradizione realizzata in un solo anno (398-397 a.C.) a seguito di un responso che aveva predetto la vittoria dei romani sull’etrusca Veio solo quando le acque del lago avessero potuto raggiungere il mare senza traboccare dal cratere.
In età imperiale attorno al lago sorsero numerose ville patrizie: non lontano dalla stazione ferroviaria di Castel Gandolfo resta, della villa di Domiziano, il ninfeo detto dei Bagni di Diana, mentre poco avanti il Ninfeo dorico è un tempietto di età repubblicana. In località Palazzolo, il giardino del Collegio inglese racchiude il monumento ritenuto di Cornelio Scipione Ispano (176 a.C.).
Il monastero di S. Maria in Palazzolo domina il lago da un’altura ricca di resti romani. All’inizio del ’200 vi soggiornò un gruppo di eremiti; più tardi passò in potere della chiesa di S. Anastasio e dell’abbazia delle Tre Fontane, entrambe a Roma, e attorno al 1240 Gregorio IX ne fece soggiorno estivo per i monaci romani.

Castel Gandolfo
Sul bordo occidentale del cratere del lago Albano, dominata dalla cupola di S. Tommaso e dal complesso extraterritoriale che è residenza estiva dei pontefici, sorge, secondo la tradizione, sul sito di “Alba Longa”, la più potente tra le città della Lega latina.
Tutto il borgo, racchiuso nelle mura, è di pittoresco impianto tardo-medievale, con splendidi affacci sul lago, e ha come centro la piazza della Libertà, ornata da una piccola fontana berniniana. Di Bernini è anche la chiesa di S. Tommaso, eretta nel 1661 con pianta a croce greca e grande cupola (forse per richiamare S. Pietro a Roma). Sull’altare maggiore, in marmi policromi, pala di Pietro da Cortona; a sinistra, tela del Borgognone.
Una piccola fontana di Bernini introduce, sulla stessa piazza, il Palazzo pontificio, iniziato nel 1624 da Carlo Maderno per volere di Urbano VIII, nei cui ampi giardini sono i resti della villa di Domiziano. Godono della extraterritorialità anche la villa Barberini e la Specola vaticana, importante osservatorio astronomico.


  

  
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